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LA CERTOSA DI MONTEBENEDETTO


Per chi ama le passeggiate nella natura incontaminata, la Certosa, che si trova ad un’altitudine di 1180 mt, e’ facilmente raggiungibile dall’area camper, in un’ora e 30 minuti, seguendo un percorso di montagna.

LA SUA STORIA:

Il primo insediamento dei Certosini in Val di Susa si registra a Losa, una piccola frazione di Gravere ( 1189 ) ma successivamente si sono spostati nella zona attuale dove dal XIII secolo ebbero un decollo economico significativo: Molte fonti documentano questa ascesa dovuta a donazioni di terreni e denaro che andavano a costituire un grande patrimonio fondiario, inoltre una notevole evoluzione in campo economico basata sulla pastorizia prima e sull’agricoltura dopo. Queste espansioni sono state favorite da casa Savoia ed altri Signori del luogo come i Baratonia di Villar Focchiardo.
 
La Certosa di Montebenedetto e’ stata fondata da Bruno di Colonia, il fondatore dell’ordine Certosino, nato intorno al 1030 da una famiglia benestante. La Certosa e’ stata edificata nel 1198/1200 ed e’ l’unico esempio, assieme ad alcuni ruderi in Austria ( Seitz ), di Certosa “primitiva” ossia Certosa che conserva ancora parti originali di costruzioni medievali. Secondo la tipologia Certosina, la Certosa o “casa alta” era accompagnata dalla Correria o “casa bassa”, ma il perno centrale di questi edifici e’ indubbiamente la chiesa: a navata unica- orientata secondo consueto asse est/ovest – arredamento essenziale senza ornamento pittorico per non distogliere il monaco dalle sue preghiere. Lungo le pareti si trovavano gli stalli dove si sedevano i monaci durante le funzioni. Anche l’altare era spoglio e primitivo con un solo incavo per riporre la sacralita’. L’elemento importante della vita dei monaci era rappresentato dalla campana che scandiva le funzioni della loro vita, le celle ( tutte collegate fra di loro ): piccole casette con piano rialzato dove dormivano, al piano terra la legnaia e un piccolo laboratorio e una nicchia con la statua della Madonna ( i Monaci nutrivano una venerazione particolare ). Nel piano superiore si trovava, un letto, un tavolino, la stufa, una libreria. Inizialmente ogni Monaco doveva provvedere a se anche per il mangiare , successivamente fu istituita una cucina comune  ed il certosino poteva ricevere il cibo dalla cosiddetta “ruota”, uno sportello con apertura schermata nella quale veniva depositato il cibo. Tutte le celle avevano un giardinetto dove il monaco stava all’area aperta e in solitudine e dove inizialmente coltivava per mangiare. Tutte le celle si affacciavano sul grande chiostro, dove con un camminamento al coperto portava alla chiesa per le preghiere. Tutto si svolgeva senza essere visti dagli abitanti circostanti, la struttura era delimitata da un grande muro di cinta.
L’Ordine Certosino si opponeva a tutto quanto di terreno e materiale distoglieva l’uomo dalla ricerca di Dio; il fine era ed e’ “quello di cercare Dio con piu’ ardore nel proprio intimo”. La loro missione era quella di offrire la preghiera attraverso una vita in solitudine e di silenzio. Sin dall’origine era formata da Padri – Fratelli e Conversi. Quest’ultimi erano monaci laici che si occupavano dei lavori artigianali, dell’agricoltura, dell’allevamento e di tutte quelle attivita’ “manuali” e “pratiche” del Monastero.  
Per quasi 300 anni i monaci abitarono in questa Certosa. Nel 1473 una straordinaria piena del rio delle fontane La danneggio’ gravemente, le celle dei monaci furono completamente distrutte e nel 1498 si trasferirono momentaneamente ad Avigliana nel convento degli Umiliati il cui ordine era stato soppresso. Qui’ attraversarono pero’ un periodo non tranquillo, poiche’ Carlo Emanuele I, impegnato in una guerra contro la Francia, nel 1630 fece demolire il convento per costruire dei bastioni a difesa della citta’.  Il Duca di Savoia mori’ prima di poter onorare la promessa di trovare una nuova sistemazione per i monaci. Nel 1640 la Duchessa Cristina di Savoia rimasta affascinata dalla vita dei Certosini, ordino’ la costruzione della Certosa Reale di Collegno dove sistemo’ i Monaci Certosini di Villar Focchiardo. Qui’ conobbero un nuovo periodo di splendore spirituale ed economico, tanto che Re Carlo Felice, gli affido’ l’incaricodi rivitalizzare il Monastero di San Michele della Chiusa, tentativo che venne abbandonato dopo tre anni per la profonda crisi in cui versava il Monastero. A Collegno i monaci restarono fino al 1855, anno in cui venne per volere regio la soppressione di varie comunita’ religiose con l’alienazione di tutti i beni.

Una visita a questo complesso rappresenta un tuffo nel passato. La struttura e’ stata oggetto di ristrutturazione compiuta dal Parco Naturale Orsiera Rocciavre’ che hanno sapientemente evidenziato la sua originalita’. Oggi l’intera Certosa con annessi i terreni e’ di proprieta’ della Regione Piemonte che l’ha affidata ad un Ente di gestione. E’ stata realizzata una foresteria con 23 posti letto e cucina attrezzata a disposizione di gruppi, associazioni e famiglie.

LA CERTOSA DI BANDA


La certosa di Banda fu fondata da Enrico II di Baratonia nel 1206, ma il suo massimo splendore lo visse quando i certosini si trasferirono da Monte Benedetto a seguito delle difficili condizioni di vita a causa dei frequenti straripamenti del rio della Sega e del rio delle Fontanelle che scorrevano ai lati della Certosa stessa. Il priore di Montebenedetto, non molto tempo prima del trasferimento, aveva infatti fatto costruire cinque celle e qualche edificio accessorio, ma già in precedenza, essendo Banda diventata molto importante ai fini produttivi e di servizio, si costruirono camere per i conversi, un chiostro (dal 1435) e una piccola foresteria. Senza dubbio la chiesa doveva essere adatta alle pratiche religiose dei conversi presenti, del priore e del procuratore quando vi si recavano. Con il trasferimento a Banda, altre costruzioni furono adattate agli usi certosini, ma Banda non assunse mai l’aspetto di una Certosa ben definita, rimanendo molto simile alla configurazione di una Certosa primitiva e di una grangia. La particolare morfologia di questa grangia-Certosa la rende unica nel suo genere. La chiesa orientata è ad aula unica con volta a botte, presenta un’ abside piana aperta da una bella finestra trilobata ed è coperta da una volta a crociera gotica, con costoloni poggianti su colonne addossate, i cui capitelli portano decorazioni antropomorfe fortemente espressionistiche. La facciata della chiesa è aperta da una finestra quadrata, molto rimaneggiata; e non presenta portale d’ingresso. L’interno della navata è occupato da un coro ligneo semplicissimo, con stalli chiusi da baldacchini profondi, appoggiato sulle pareti, di cui è stata ipotizzata la provenienza di Monte Benedetto.

IL  CASTELLO DEI CONTI CARROCCIO

fu costruito nello XV secolo, in seguito alla famosa devastazione di parte del Palais provocata dallo straripamento del Gravio nell’anno 1473, sui resti di una precedente casaforte citata nei documenti più antichi, ma mai localizzata con precisione E’ stato chiamato “castello”, anche se di tali caratteristiche ha ben poco, perché il progetto iniziale concordato tra i diversi feudatari, consignori di Villar Focchiardo, sarà stato senz’altro di costruirlo con quell’intento. Ma poi le cose sono cambiate man mano che il feudalesimo stava modificandosi Si tratta di una massiccia costruzione a pianta rettangolare, destinata in origine a sede giurisdizionale del feudo, nonché a dimora temporanea del feudatario. Dal secolo XVIII l’edificio fu ulteriormente ingentilito, con la realizzazione di una facciata barocca e la sua funzione diventò esclusivamente quella di dimora temporanea legata alla presenza della famiglia nella stagione estiva. L’ultima famiglia ad avere giurisdizione e feudo in Villar Focchiardo furono i conti Carroccio che provenivano dal canavesano. Quando, però, le proprietà del feudo e del Castello furono investite unicamente ai Carroccio nel 1653, essi ne fecero una signorile dimora estiva. Venne abbellito e trasformato in villa signorile, e la facciata a mezzogiorno, ossia verso la montagna, artisticamente sistemata in stile barocco. L’interno fu adeguatamente adattato, specialmente il salone al piano terreno, con artistiche vetrate, pavimenti in mosaico, stucchi e decorazioni ai soffitti ed alle pareti. Il parco-giardino era sistemato a sud-est dell’edificio, il terrapieno era sostenuto da alti muraglioni coperti con grossi lastroni di pietra scalpellinata, in parte tutt’ora esistente, ove ci sono attualmente degli orti e degli edifici privati.

CASCINA ROLAND - POSTA ROLAND - GIACONERA.

Sembra che tutti e tre i fabbricati fossero in origine delle “casaforti”  e si trovano Lungo la ex ss 24, ossia delle modeste fortificazioni, sia per il tipo di costruzione, sia per la posizione del luogo in cui sorsero, sia per l’uso a cui erano destinati. Nei documenti si riscontrano denominazioni indifferentemente applicate le une alle altre, come Giaconera, Cassaforte Giaconera, Colombaro, Cascina Giaconera, Posta della Giaconera, Posta di Roland, Giaconera superiore, Cassaforte di Roland, Cascina di Roland. E’ possibile azzardare l’ipotesi che nei tempi antichi tutta la zona, nella quale sorgono queste tre modeste fortificazioni, a cavlallo dell’asse stradale, in corrispondenza di un incrocio e presso un ponte, fosse denominata “Jaconeriam” (La Giaconera) e che comprendesse le attuali Giaconera, Posta di Roland e Cascina Roland.
Per Cascina Roland la presenza di una prima casaforte è probabilmente collegata ai Visconti di Baratonia, a cui nel XIII secolo si unirono in co-signoria i Reano, i de Clusa e i de Iallono.
La casaforte è situata, in corrispondenza del 40° chilometro della SS.25 lungo l’antica via Francigena .la denominazione di Cascina Roland è dovuta forse alla sua vocazione agricola prima ancora che di fortificazione.
La “casa Roland” è attualmente diventato un centro polifunzionale dove le parti laterali sono costituite da alloggi ristrutturati, area museale. Le facciate sono caratterizzate da finestre ogivali con cornici in mattoni sagomati ed inoltre riportano alcune tracce di antichi affreschi. Al di sopra del cancello di ingresso e sul lato orientale del recinto si riconoscono i resti della cinta merlata, che testimonia il carattere difensivo della cascina. Di tutto il complesso, le parti conservatesi dell’antica fortificazione sono solamente quelle costituenti la cinta muraria esterna. All’esterno il famoso e leggendario “masso di Roland”.
La Giaconera, benché l’attuale aspetto esterno non lo dimostri, è da considerare il più antico del gruppo dei tre fabbricati in questione, per lo meno in riferimento allo spazio chiuso e fortificato su cui venne costruito inizialmente e ricostruito ed ampliato in seguito. E’ probabile che la parte della Giaconera definita “cassaforte” fosse abbinata al cosiddetto “Feudo dei Palais”. In un documento del 1696 si rileva che la parte est della Giaconera era di proprietà dei conti Cauda di caselette, e la parte ad ovest dei conti Carroccio-Fiochetto. Nel tempo la denominazione “Giaconera” scompare e subentra quella di “Colombaro”, perché nella parte adibita a “Cassaforte” era stata certamente installata una colombaia, privilegio gelosissimo dei feudatari. Più tardi la denominazione “Colombaro” era data ai terreni circostanti, mentre invece il fabbricato riprese il nome di “Giaconera”.


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